Mal di schiena: perché da seduto puó peggiorare e cosa significa
Non è la sedia il problema nella maggior parte dei casi. Cambiare scrivania, comprare un supporto lombare, regolare l’altezza del monitor, tutto utile, ma spesso non sufficiente. Se c’è un’asimmetria di carico nella colonna, qualsiasi sedia diventa scomoda prima o poi.
Mal di schiena da seduto: perché peggiora stando fermi e cosa significa quando invece fa male camminando
Venti minuti davanti al computer e la schiena inizia a protestare. Ti alzi, cammini un po’, migliora. Oppure è il contrario: stare seduto è sopportabile, ma ogni passo è un problema.
Queste due situazioni sembrano diverse, e in un certo senso lo sono, ma spesso raccontano la stessa storia: la colonna sta distribuendo il peso in modo non uniforme, e il corpo reagisce in base a come cambia il carico con la posizione.
Capire perché succede può aiutare a smettere di cercare la soluzione nel posto sbagliato.
Cosa succede alla schiena quando sei seduto
In piedi, il peso del corpo si distribuisce tra la colonna, il bacino e le gambe. Da seduti, quella distribuzione cambia: il carico si concentra quasi interamente sui dischi lombari e sulle articolazioni del bacino, senza che le gambe aiutino ad assorbirlo.
La pressione sui dischi lombari in posizione seduta è misurabilmente maggiore rispetto alla stazione eretta. Se la colonna è in asse e il disco lavora in modo simmetrico, questo carico aggiuntivo è gestibile. Il disco è progettato per questo.
Il problema si presenta quando c’è un’asimmetria nel modo in cui il peso arriva al disco ovvero quando una porzione di esso riceve più pressione dell’altra. In quel caso, stare seduti a lungo equivale a premere in modo continuato su un punto già sotto stress. Il fastidio che insorge dopo pochi minuti è spesso il segnale di questa condizione di sofferenza.
Quando invece la schiena fa male durante il cammino: il ruolo del bacino nel movimento
Quando cammini, il bacino deve funzionare come un sistema di ammortizzazione. Le ossa che lo compongono ruotano in modo alternato a ogni passo, il sacro al centro oscilla per assorbire l’impatto, e i dischi fungono da perno attorno al quale avviene tutto questo movimento.
Quando uno di questi elementi perde la sua normale mobilità (per un blocco articolare, per un’asimmetria strutturale ecc.) il sistema non riesce più ad assorbire il movimento in modo fluido. Ogni passo, invece di essere ammortizzato, diventa una piccola sollecitazione meccanica che si trasmette direttamente alle strutture infiammate.
È per questo che in alcuni casi camminare anche pochi minuti diventa faticoso o doloroso, indipendentemente dal tipo di scarpe, dalla superficie o dalla velocità. In questi casi a dare dolore é spesso proprio il bacino e non la colonna vertebrale e richiederá un trattamento diverso.
Il punto che fa male non è sempre quello da correggere
C’è un aspetto di questi dolori che spesso crea confusione: il punto che fa male durante il cammino non è necessariamente il punto che ha smesso di funzionare correttamente.
Quando un’articolazione perde la sua mobilità, quelle vicine iniziano a muoversi di più per compensare. Sono queste ultime, quelle che lavorano troppo, a infiammarsi e a far male. Il segmento bloccato, quello che ha innescato tutto, potrebbe non dare fastidio diretto. Se hai letto il nostro articolo “Perché il mal di schiena torna sempre?”, ricorderai che il corpo è capace di creare compensi anche per molto tempo. Il dolore compare spesso dove il lavoro è aumentato, non necessariamente dove il problema è iniziato.
Questo è uno dei motivi per cui trattare ripetutamente la zona dolorante può dare sollievo temporaneo ma non risolve il problema nel tempo: si sta lavorando sul punto che compensa, non su quello che causa la compensazione.
È davvero colpa della sedia?
Quando il dolore compare dopo pochi minuti seduti, il primo pensiero è quasi sempre lo stesso: la sedia sbagliata, la scrivania troppo alta, lo schermo mal posizionato. E allora si compra un supporto lombare, si regola l’altezza, si prova una sedia ergonomica nuova.
A volte aiuta, ma spesso, dopo qualche settimana, il fastidio torna.
Il motivo è semplice: la postura migliora quando la struttura che la sostiene funziona correttamente. Se c’è un’asimmetria nel modo in cui la colonna distribuisce il carico, qualsiasi sedia diventa scomoda prima o poi, perché il problema non è fuori, è dentro.
Questo non significa che l’ergonomia non conti. Significa che, in alcuni casi, vale la pena valutare la colonna vertebrale prima di investire ulteriormente nell’attrezzatura.
Come si valuta la causa di questi dolori
Distinguere un’asimmetria di carico da un semplice affaticamento muscolare, o identificare quale articolazione ha perso la sua mobilità, richiede una valutazione che guardi all’intera colonna e non solo al punto dolente.
Nel Metodo Gonstead, questo processo segue passaggi precisi: la rilevazione di asimmetrie di temperatura lungo la colonna con uno strumento specifico, la valutazione della qualità del movimento di ogni segmento vertebrale, e quando indicato, un’analisi radiografica eseguita in piedi, perché è così che la struttura lavora nella vita reale, sotto il peso della gravità.
Quando stare seduti o camminare diventano un problema, il dolore è solo una parte della storia. Capire come la colonna distribuisce il carico significa smettere di inseguire il sintomo e iniziare a cercarne la causa.